Il Cersaie

Catering sostenibile

In fiera, un po’ per tutti gli stand prosegue il long trend della stitichezza nella erogazione di vettovaglie.

Praticamente scomparsi gli open-bar dove imbucarsi a piluccare carboidrati, come è finito il tempo delle  strategie drink-baiting da marketing casereccio: attiro bevitori a scrocco per aumentare la gente in stand. In decrescita persino i secret-bar con privée ad accesso controllato da bodyguard, members only.

La gente non viene per mangiare

Gli stand sono fatti per esporre non per mangiare. Il diktat del direttore è anche una reazione ai costi paurosi del catering. Ed è giustificata dalla accresciuta sensibilità ecologica, che ci induce a non inquinare con bicchieri, piatti e tovaglioli a perdere.

Ma la fame? C’è chi deve presidiare gli stand 9-17. La soluzione implicitamente consigliata è il digiuno intermittente, una salutare best-practice di tanti vip, fa bene alla linea, protegge il microbiota intestinale e scongiura antipatici abbioccamenti.

Chi non regge ai crampi allo stomaco si imbosca nel food truck all’angolo con salsiccia e cipolla, birrona e alito al bacio. Oppure dietro al padiglione per il trancio di pizza rovente , con stalattiti di mozzarella fusa che piombano giù dal cartone verso il pantalone, come candido magma vulcanico.

Altri colleghi, i più previdenti, portano da casa la schiscetta triste farro e malinconia, da mangiare in seduti su un paracarro nel retro-padiglione.