Il dicembre del ceramista
Cibo tradizionale: ritorno alle origini
Nella Ceramic Valley l’avvento risveglia un autentico e imperioso risveglio delle radici contadine, recuperando le indimenticate tradizioni dei nostri nonni, Come l’istinto che spinge il gatto a catturare i topolini e il cane da punta a puntare il fagiano, il ceramista punta lo zampone.
Obbedendo a un comandamento quasi mistico, si attiva la modalità cibo tradizionale. Ciò che per gli altri 11 mesi ci appare insopportabilmente grasso e poco attraente, diventa buono, santo e benedetto.
Ogni clan familiare ha il proprio menù tradizionale scandito da un protocollo immutabile. I tanti sassolesi acquisiti, nel tempo hanno assimilato i pesanti menu padani e mediano con le proprie tradizioni, in equilbri dove la somma vince sulla sottrazione.
Emilia rules: le porte dello stomaco si spalancano a zamponi, cotechini , bolliti misti, mostarde, fagioloni e salsa verde o rossa (Il derby tra la salsa rossa o verde genera discussioni) . Al posto del cotechino, i sassolesi millesimati riescono a reperire sul mercato nero il «sassolino» una variante autoctona del cotechino da cui differisce solo per il nome (da non confondere con l’omonimo liquore all’anice, anch’esso chiamato sassolino).
Ma prima della carne, i primi piatti: incandescenti porzioni di lasagne, tortelloni di magro per la vigilia, ma soprattutto sua maestà il tortellino (piccolissimissimo e in brodo di cappone, il solo pensare al tortellino alla panna è una bestemmia.
Se il natale è 100% maiale e carboidrati, nel distretto per la vigilia (il 24) è tradizione mangiare «di magro» in segno di attesa penitenziale.
Quindi non carne ma pesce. Ai tempi dei nonni era pasta al tonno, baccalà o anguilla marinata, oggi gamberoni, crudité e catalana di aragosta, e ci sta bene uno sciampagnino per aspettare degnamente la mezzanotte santa.